L'ultimo spauracchio del terrorismo tedesco

E' iniziato giovedì nella prigione di Stammheim, a Stoccarda, l’ultimo grande processo alla R.A.F. (Rote Armee Fraktion), l’organizzazione terroristica che negli anni Settanta uccise quasi 2000 persone nella Germania ovest. Sul banco degli imputati torna Verena Becker. Ha 58 anni oggi, ne aveva 25 quando fu arrestata per la prima volta, accusata dell’omicidio del procuratore federale Siegfried Buback.
3 OTT 10
Ultimo aggiornamento: 15:22 | 21 AGO 20
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E' iniziato giovedì nella prigione di Stammheim, a Stoccarda, l’ultimo grande processo alla R.A.F. (Rote Armee Fraktion), l’organizzazione terroristica che negli anni Settanta uccise quasi 2.000 persone nella Germania ovest. Sul banco degli imputati torna Verena Becker. Ha 58 anni oggi, ne aveva 25 quando fu arrestata per la prima volta, accusata dell’omicidio del procuratore federale Siegfried Buback. Anche se la R.A.F. non esiste più dal 1998, nella sala senza finestre di Stammheim sono state prese le stesse misure di sicurezza di trent’anni fa. In questo tribunale furono processati e condannati Andreas Baader e Ulrike Meinhof, i fondatori del gruppo terrorista legato all’estrema sinistra tedesca. La morte del procuratore Buback aprì una lunga stagione infelice in Germania, fatta di attentati, delitti e rapine che la banda Baader Meinhof mise in atto fino al 1993.

Il 7 aprile del 1977 una moto di grossa cilindrata affiancò la Mercedes nera di Siegfried Buback, nel centro di Karlsruhe. Il passeggero seduto dietro sparò contro la macchina. Morirono tutti: Buback, l’autista e un dipendente della procura. Un mese dopo fu arrestata Verena Becker, sospettata di aver partecipato all’organizzazione dell’omicidio. Nella sua auto la polizia trovò la pistola con cui era stato ucciso il procuratore federale. Era il 1977. Il presidente degli industriali tedeschi, Hanns-Martin Schleyer, ex ufficiale nazista, era stato rapito e sarebbe stato ucciso poco dopo. Era necessaria una condanna forte del terrorismo. Le prove a carico della Becker risultarono insufficienti per l’agguato a Buback, ma fu condannata all’ergastolo per altri sei omicidi, tra cui l’attentato a due poliziotti. Qualche anno dopo, nel 1980, un tribunale tedesco condannò Knut Folkerts, Brigitte Mohnhaupt e Christian Klar per l’attentato che costò la vita al procuratore, con l’accusa generica di “responsabilità collettiva”. Non fu mai chiarito chi fu a sparare.

Verena Becker in carcere restò solo quattro anni. Iniziò una lunga collaborazione con la giustizia rivelando particolari importanti sulla costituzione interna della R.A.F. Nel 1989 il presidente tedesco Richard von Weizsäcker le concesse la grazia e la donna si stabilì a Berlino dove visse sotto falso nome. Ma nel 2009 tracce di DNA della Becker sono state individuate su una lettera che la R.A.F. scrisse per rivendicare l’omicidio di Siegfried Buback: una prova sufficiente per giustificare la riapertura del processo. Secondo gli inquirenti la donna non avrebbe preso parte materialmente all’attentato ma avrebbe partecipato alla sua pianificazione. Il processo dovrebbe chiudersi il 21 dicembre chiarendo gli ultimi dubbi sugli anni di piombo nella Germania ovest.

La storia del gruppo terroristico
è stata raccontata dal regista tedesco Uli Edel, nel 2008, nel film "La banda Baader Meinhof ", candidato agli Oscar 2009. E' stato recensito anche da Mariarosa Mancuso.